La verità clinica è una responsabilità.
Difenderla è il mio compito.
Farlo con serietà e rispetto è la mia firma professionale.
Da oltre vent’anni mi occupo di valutazioni psicodiagnostiche, analisi critica delle CTU, supporto agli avvocati e ricostruzione clinica dei casi nei procedimenti civili e penali.
Il mio lavoro integra strumenti psicodiagnostici scientifici, analisi metodologica dei referti, studio degli atti e una lettura clinica precisa del caso.
Ogni relazione forense è pensata per essere chiara, fondata, strutturata e utilizzabile in sede giudiziaria.
Svolgo CTP in ambito civile (affido, separazioni, affidabilità genitoriale) e penale (capacità di intendere e volere, imputabilità, profili psicologici, analisi delle condotte).
Il mio percorso professionale non nasce da strategie di visibilità né da costruzioni d’immagine, ma da anni di formazione rigorosa, sperimentazione sul campo e confronto diretto con la complessità dei casi reali.
Ho iniziato a esercitare la professione in un contesto storico molto diverso da quello attuale, in cui la Psicologia non era diffusa né socialmente normalizzata. Rivolgersi a uno psicologo era ancora vissuto, spesso, come uno stigma. In quegli anni non esistevano scorciatoie comunicative né forme di esposizione immediata: la credibilità si costruiva solo attraverso il lavoro, lo studio e la tenuta clinica.
È in questo contesto che ho maturato una convinzione che non mi ha più abbandonato:
la Psicologia nelle aule di Tribunale ha senso solo se regge alla prova della realtà.
Un passaggio decisivo del mio percorso è stato l’incontro con la psicologia giuridica nella sua forma più esigente.
L’affiancamento alla dott.ssa Angela Ruvolo, tra le principali figure di riferimento nel panorama scientifico nazionale, ha rappresentato per me una vera e propria
scuola di metodo, etica e responsabilità.
Lavorare al suo fianco mi ha insegnato che, in ambito forense, non basta “saper scrivere relazioni” e non è sufficiente padroneggiare il linguaggio tecnico.
Occorre:
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tollerare l’ambiguità senza forzarla,
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sostenere il peso decisionale delle proprie conclusioni,
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rinunciare a compiacere,
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e soprattutto affermare la verità clinica in modo oggettivo, anche quando è scomoda.
Questa impostazione ha segnato in modo permanente il mio modo di lavorare.
Ancora oggi, ogni relazione tecnica che redigo è costruita secondo questo principio:
la verità psicologica non si adatta al processo,
è il processo che deve confrontarsi con una verità psicologica fondata.
Opero come Consulente Tecnico di Parte con un orientamento chiaro:
metodo scientifico, indipendenza di giudizio, responsabilità dell’esito.
Non accetto incarichi che richiedano semplificazioni, collusioni o adattamenti strategici della valutazione.
La mia funzione non è sostenere una narrazione, ma ricostruire un funzionamento, darne conto in modo tecnicamente difendibile e assumermene interamente la responsabilità.
Questo è il mio lavoro.
Ed è l’unico modo in cui ritengo legittimo intervenire, professionalmente, sulla vita delle persone.
