Metodo, etica e responsabilità nel lavoro di Consulente Tecnico di Parte
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Questa pagina non nasce per raccontare successi né per costruire un’immagine professionale rassicurante.
Nasce per chiarire come intendo il lavoro del Consulente Tecnico di Parte e quale responsabilità ritengo inevitabile quando la psicologia entra nello spazio giudiziario.
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Nel lavoro forense non esistono parole neutre, relazioni innocue o valutazioni “tecniche” senza conseguenze.
Ogni atto peritale incide su persone reali, su famiglie, su minori, su destini giudiziari che non possono essere trattati come esercizi teorici o pratiche amministrative.
Il testo che segue non è un elenco di casi né una dimostrazione di competenza.
È una dichiarazione di metodo, maturata sul campo, nella complessità, nel conflitto e nella responsabilità diretta delle scelte tecniche.
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È da questa impostazione che prende forma il mio modo di operare.
Un lavoro in cui la clinica non viene mai sacrificata al formalismo giuridico, ma nemmeno lasciata libera da vincoli di metodo, di prova e di responsabilità.
È in questo spazio di intersezione — spesso scomodo, spesso conflittuale — che si colloca la mia pratica quotidiana come Consulente Tecnico di Parte.
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La mia competenza clinica psicodinamica, radicata nell’ascolto autentico delle persone, si intreccia costantemente con i tecnicismi giuridici e con le esigenze rigorose delle aule di giustizia.
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Ogni relazione tecnica che redigo è il risultato di un lavoro paziente e profondo:
uno studio che analizza ogni dettaglio, una scrittura che pesa ogni parola, un’etica che non arretra di fronte alla complessità.
Dopo anni di casi affrontati, di minori ascoltati, di famiglie spezzate e di verità difficili da ricostruire, continuo a operare con lo stesso rigore, la stessa dedizione e la stessa assunzione di responsabilità.
Perché dietro ogni fascicolo, ogni atto peritale, ogni relazione tecnica errata o frettolosa, c’è una vita reale.
C’è una storia che chiede ascolto, un dolore che merita rispetto, una verità che reclama di essere ricostruita con onestà.
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Nel corso della mia attività ho seguito persone travolte da dinamiche lavorative distruttive, da errori giudiziari, da accuse infondate, da violenze reali o presunte che rischiavano di essere lette in modo scorretto.
Situazioni in cui una valutazione superficiale avrebbe prodotto danni irreversibili, e in cui la responsabilità tecnica richiedeva fermezza, metodo e capacità di reggere il confronto.
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Ho lavorato in contesti fortemente conflittuali, in consulenze segnate da opposizioni tecniche, da gestioni peritali discutibili e da esami testimoniali durissimi, nei quali ogni affermazione veniva sottoposta a verifica serrata.
In quei momenti non si tiene il punto per carattere o per ostinazione, ma solo quando si è allineati con il metodo, con le procedure e con la letteratura scientifica di riferimento.
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È questa tenuta che consente di non arretrare, nemmeno quando la pressione è massima.
Ed è questa coerenza che orienta le mie valutazioni, anche quando conducono a conclusioni scomode, impopolari o difficili da sostenere.
Continuo a operare come Consulente Tecnico di Parte per questo motivo.
Per le persone.
Perché ogni bambino che viene creduto sulla base di una valutazione corretta, ogni verità che riesce a trovare voce, ogni giustizia che si realizza senza forzature,
rappresenta la conferma più profonda che questa strada — per quanto complessa e faticosa — è quella giusta.
